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Ouranopolis (città del cielo)
Domenica 11/02/2001 |
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"Aghia Anna " (Sant’Anna) è il nome del traghetto che da Uranopolis mi portera’in "Aghio Oros". il suo capitano quando mi incontra si sforza di parlare italiano, grazie ai suoi trascorsi lavorativi in Sicilia, l’estate scorsa mi salutava con un orgoglioso"ciao pitoro". Sa infatti che sono aghiografo, cioe’ dipingo icone bizantine.
Quando replicai dicendo di non essere pitoro, casomai pittore e comunque, non un pittore generico ma un "aghiografo" ovvero "diaconima" (incarico spirituale che parte dalla chiese ortodossa ), lui mi chiese la traduzione italiana del termine, facendomi così rilevare che non esiste un'unica parola che identifichi tale professione.
A questa constatazione decidemmo che il termine più esplicativo fosse "pittore di santi". E da quel giorno quando salgo sul "suo" traghetto così mi saluta "ciao pittore di santi". Cosìì salutatemi anche voi, amici che leggete queste mie piccole riflessioni sulla vita al di qua e al di la’ del grande passo che tutti ci accomuna.
Quando la scorsa estate Giuseppe e Raffaele, secondo ciò che considero chiaramente un disegno di Dio, capitarono nel monastero di San Paolo in Aghion Oros, non potevo certo immaginare si sarebbero sviluppati , oltre ad un rapporto di salda amicizia, anche un’attività a sostegno e conoscenza di questo santo territorio.
Così ogni settimana, logistica permettendo, ci faremo compagnia tra le pagine del sito web della nostra associazione "Insieme per l’Athos ". Provo un brivido sottile quando penso a ciò che stiamo coniugando: "internet" che rappresenta il futuro delle giornate di ogni uomo nel cosmo civile, ed Aghio Oros, il monte santo sede della tradizione più austera e perciò più viva e più chiara della religione cristiana.
Cercherò di fare in modo che pian piano , ognuno di voi dal salotto di casa , entri in punta di piedi nello spirito e nella vita monastica dell’Athos. Non so se ci conosceremo mai personalmente e se potrò mai incrociare i vostri sguardi come sto facendo nei riguardi dei miei compagni di viaggio a bordo dell’Aghia Anna, cogliendo lo stupore per le bellezze naturali delle coste (l’Athos non è a due passi e per gli stranieri non è facilissimo entrarci o per lo meno ci vuole pazienza) e la trepida attesa della prima volta. Ciò nonostante mi auguro che saremo amici e che accoglierete con amabilità ciò che scrivo con serenità e sincerità.
E’ una fredda domenica mattina sul mare c’è una leggera foschia ma pian piano sta albeggiando. Il programma prevede una visita ad uno dei miei due maestri aghiografi in Nea Skiti e poi, nel pomeriggio a piedi mi recherò al monastero di San Paolo. Nel monastero fervono grandi preparativi: mercoledì e giovedì prossimi celebreremo il più importante "panighiri" (il termine ha il senso di festa patronale dell’anno: "ipapanti" cioè la presentazione di Gesù Cristo al tempio la purificazione di Maria sua e nostra madre). A questa festa è dedicato il monastero. Li aspettano trecento ospiti che parteciperanno alla veglia notturna "agripmia " che inizierà mercoledì alle ore dodici bizantine per concludersi alle ore dodici con la liturgia: quindi dodici ore di preghiera .
L’agripnia del panighiri è particolarmente ricca perché ospita i migliori pslatis (cantori bizantini) dei monasteri dell’Athos . Durante questo sacro evento la Chiesa si arreda con tutti i paramenti e gli oggetti più preziosi. Si celebra la gloria di Dio con una sontuosità grandiosa, come solo la Chiesa ortodossa sa fare, nella Chiesa del monastero "Katolikon" la veglia inizia al buio apparte la luce di alcune tremule fiammmelle delle lampade ad olio contenute in vetri colorati. Entra un primo celebrante preceduto da un chierico ed incensa le icone di Cristo e di Panaghia (la Vergine Maria) poi il trono del vescovo, l’abate quindi tutta la chiesa ed i fedeli per purificare tutto e tutti in attesa della celebrazione.
Quindi un cantore inizia con un lungo "amen" , una nota molto bassa quasi fosse un basso continuo di un violoncello. Poi in un continuo crescendo si aggiungono altri ceri alle luci altre voci alla voce. il pavimento della chiesa è completamente coperto di fogli d’alloro e tutt’intorno dominano le icone di cristo di Panaghia e dei Santi immerse nei colori del rosso e dell’oro in una profusione di profumi, di voci e di colori ti rendi finalmente conto in maniera chiara, tangibile, ed inequivocabile: qui ora, in mezzo a noi c’è Dio. |