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Inno Acathistos 2 marzo 2001 |
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Nel clima di preghiera che caratterizza la Megali Sarakosti, o Grande Quaresima, la celebrazione dell'Inno Akathistos in onore della Panaghia, la Tuttasanta Madre di Dio, ha grande rilievo: cantato in parte nei primi 4 venerdì della stagione penitenziale, nel quinto lo si canta intero. Prima dell'Akathistos si canta il Canone di Giuseppe l'innografo che inizia: "Anikso to stoma mou...", "Apro la bocca mia...". Tutta 1a celebrazione costituisce così un canto liturgico di altissima poesia. Lungo i secoli l'amore dei fedeli ortodossi ha fatto dell'Akathistos uno dei testi piú popolari. La denominazione "Akathistos" la si deve al fatto che la popolazione di Costantinopoli, dopo la vittoria sui Persiani e sugli Avari che assediavano la città imperiale nel 626, resero grazie alla Madre di Dio restando in piedi e cantando l'inno durante la notte: akathistos significa "non seduto". Da allora il titolo si generalizza e la recita dell'inno si associa ad alcuni dei momenti più drammatici del popolo greco. Il proemio che inizia l'inno, "Ti ipermacho…", "Alla Stratega campione...", si sente come un eroico canto di vittoria. Ignota finora la paternità del celebre inno, malgrado le insistenti ricerche scientifiche condotte per tanti anni. Siccome fu cantato dopo gli eventi dell'assedio del 626, è stato attribuito al patriarca Sergio, che capeggiò la difesa, al posto dell'imperatore Eraclio impegnato in una campagna altrove contro i persiani. Ma né il patriarca era poeta, né era facile che durante l'assedio si potesse comporre un testo cosi fine e complesso. E' quasi sicuro invece che l'inno già esistesse e che l'intervento del patriarca si limitasse all'aggiunta del proemio. L'inno proprio è spesso attribuito al più grande poeta cantore bizantino, S. Romano il Melode (+562), ma gli ultimi studi lo collocano a un'epoca ancora più remota esattamente tra il 431 a il 451, le date dei concili ecumenici di Efeso a Calcedonia. L'Akathistos si riferisce al grande mistero dell'Incarnazione del Signore, che l'Arcangelo annuncia alla Panaghia. E' costituito da un proemio e 24 stanze in ordine acrostico alfabetico: la prima lettera di ciascuna stanza corrisponde a una lettera dell'alfabeto greco, in ordine progressivo, dall'alfa all'omega. Le stanze dispari sono seguite da 12 versi rivolti alla Vergine Maria, che cominciano con la parola chaire, che significa "ave", "rallegrati". Perciò la celebrazione prende anche il nome di "Chairetismi", "Saluti". L'inno incomincia con l'Annunciazione, continua con la visita a Elisabetta, secondo la narrazione evangelica di S. Luca, le perplessità di Giuseppe, l'adorazione dei pastori e dei magi, la fuga in Egitto (AM). In seguito inizia la sezione dogmatica (N0) trattando dell'epifania divina a della salvezza dei fedeli di Cristo. Il canto si chiude come inizia, con una stanza alla Madre di Dio di lode e supplica. |