L'ossario

23 luglio 2002

Sabato scorso ci ha lasciati Pater Paulo, alla veneranda età di 88 anni si é ricongiunto al Padre. Domenica mattina, alle prime ore, gli si é data cristiana sepoltura nel piccolo cimitero del monastero.

Questo mi ha riportato ad una estiva serata di fine giugno scorso quando in compagnia di alcuni di voi in visita al monastero, e di due giovani studenti americani, ci siamo intrattenuti con Pater Theodosio presso l’ossario dove vengono custodite le ossa di tutti i monaci che hanno vissuto e si sono addormentati in Cristo nel monastero di San Paolo Xiropotano.

La cripta della chiesetta del cimitero, espone sugli scaffali i teschi di ciascun monaco, sui quali é stata riportata la Croce con la scritta IC . XC (Iesus Cristos), nika (vincitore),

Cristo con la sua morte sulla croce e la sua resurrezione ha sconfitto la morte ed ha redento ciascuno di noi. Ma la redenzione, affinché si compia, necessita di due fondamentali realtà: la volontà di Dio di redimere (che c’è ed é espressa dalla venuta di Cristo nel mondo, dalla sua passione, morte e resurrezione) e la volontà nostra di essere redenti (siamo liberi di partecipare o meno alla redenzione del genere umano e Dio rispetta la nostra scelta).

Con la morte di Cristo il Paradiso ( che dopo la caduta di Adamo ed Eva era stato chiuso in attesa del Redentore), é stato riaperto ed il primo uomo, dall’inizio del mondo, ad entrarvi é stato il ladrone pentito crocifisso con lui (“….oggi sarai con me in Paradiso.”).

Nelle icone di “tutti i Santi” in cui si celebra la glorificazione di Dio, noi  raffiguriamo nella  parte inferiore i tre patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe dalla stirpe dei quali é disceso il Redentore, e “o listis” il ladrone, simbolo dell’uomo peccatore (ma pentito) redento da Cristo e venerato tra i grandi patriarchi.

La visita ad una cripta stipata di teschi non é certamente disney world, ciò nonostante mi ha colpito l’atmosfera che traspariva da ciascun visitatore, anche da Jesus che é un ragazzo di 13 anni.

Già ho avuto modo di spiegare che, nell’Athos in particolare, ma in generale nell’ortodossia, la morte ed il dolore assumono significati diversi che non nella religione cattolica o nella tradizione occidentale. o meglio hanno un significato!

Anche di fronte alla morte improvvisa (qualche giorno fa il figlio di un lavoratore del monastero si é schiantato, a 20 anni, con la motocicletta) o prematura (stiamo pregando per un bambino di 7 anni con un tumore al cervello senza speranza di guarigione), pur nel grande dolore, c’é una luce: Cristo Salvatore.

Ma questa consapevolezza, questa certezza si ha solo grazie all’illuminazione che viene dallo Spirito Santo ricevuto nel battesimo.

Ecco che non si “muore” ma ci si “addormenta” e il defunto viene ricordato con costanza (“mnemosino”). quando si ricorda un defunto (nel monastero anche quando si celebraun santo) viene distribuita e mangiata la “koliva”. Molte volte il visitatore non-ortodosso vede che, alla fine del pranzo, gli ortodossi consumano con devozione una specie di dolce e ne chiedono incuriositi la spiegazione. si tratta di dolce benedetto in chiesa durante la Santa liturgia in memoria del defunto  o in onore del santo. E’ a base di frumento che viene fatto lungamente bollire per poi essere mescolato a mandorle, noci, uva passa, zucchero, cannella.

Il frumento ci ricorda la parabola del Santo Vangelo in cui:” se il chicco di frumento non cade nella terra e non muore non porterà frutto….”.

Nel nostro monastero ci sono due tipi di koliva:

A)    quella dedicata ai defunti (distribuita ogni venerdì o quando si ricorda un defunto) che non contiene zucchero o uva passa; quando l’abate a fine pranzo benedice questa koliva non ci si alza in piedi;

B)     quella dedicata ad un santo, che é cosparsa di uno strato bianco di zucchero e polvere di cocco, contiene uva passa, melograno, ecc..; quando viene benedetta ci si alza in piedi.

La prima simboleggia la sepoltura, la morte, la seconda la resurrezione, la gloria di Dio.

jakovos