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Aghiografo (si pronuncia esattamente come si scrive) ancor meglio che iconografo, identifica il pittore esecutore di icone atte alla venerazione ed al culto nella cristianità.

Gli aspetti più importanti riguardanti la produzione iconografica si possono riassumere nei seguenti punti:

  • storia delle icone attraverso i secoli;

  • uso ed importanza dell’icona nel culto cristiano ortodosso;

  • significati dogmatici delle raffigurazioni dell’icona;

  • tecniche tradizionali di produzione e pittura delle icone.

L’aghiografo deve sottostare a rigide linee di condotta codificate dalla tradizione cristiano-ortodossa secondo le quali ogni colore, ogni gesto, ogni figura rappresenta un significato dogmatico. Potremmo dire che l’aghiografo è l’antitesi dell’artista pittore: l’aghiografo non segue il suo estro, non inventa nuove tecniche ma segue con rigidità, vorrei dire scientifica, le antiche procedure ed i dettami della Chiesa conducendo una vita cristianamente ortodossa, nonostante il suo essere di umano peccatore, e predisponendosi al suo lavoro in uno stato di digiuno e sobrietà pregando e concentrandosi. E a tal proposito, ecco la preghiera (basata su quella riportata nell’ Ermenutica della pittura di Dionisio da Furnà, aghiografo del XVIII sec. vissuto sull’Athos) che si recita prima di mettersi all’opera:

Tu,

Signore divino di tutto ciò che esiste,

Ti prego,

illumina e dirigi l’anima, il cuore e lo spirito

del Tuo servo;

abbi pietà di lui,

guida le sue mani

perché possa rappresentare

degnamente e perfettamente

la Tua immagine,

quella della Tua santa Madre,

di tutti i Tuoi angeli e tutto i Tuoi santi,

per la gloria,

la gioia e la bellezza

della Tua santa Chiesa.

Amin.

La tradizione vuole che il primo aghiografo, che poi degli aghiografi diventerà il patrono, sia stato san Luca evangelista (forse per i tanti particolari di descrizione della Santa vergine che ci riporta il suo vangelo) e alcune icone sono venerate come da lui dipinte. In quest’arte intrisa di teologia si rappresenta anzitutto il ritratto interiore del venerato, ed i tratti somatici sono rigidamente imposti. Per questo, a differenza della pittura sacra occidentale, tutti i rappresentati sono sempre ed immediatamente riconoscibili, in ogni tempo ed in ogni luogo. Si individuano ad esempio san Nicola, o san Paolo, o sant’Antonio il Grande, etc.nonostante l’epoca dell’icona (dal XII sec.), la provenienza (Russia, Grecia, etc.), l’aghiografo che l’ha dipinta. E tutto ciò per la comunanza dei caratteri somatici, degli occhi, della barba, della stempiatura, del tipo di vestito, dello sguardo dolce o arcigno. E questo e’ importante perché ogni icona viene prodotta per essere venerata dai fedeli che devono riconoscere chi venerano, perché ogni icona viene prodotta a maggior gloria di Dio e non dell’aghiografo o del committente, perché l’icona non è oggetto di arredo, perché ogni icona e’ essenza vivifica, vitale e vivificatrice di chi rappresenta. E questo e’ uno dei piu’ importanti dogmi della Chiesa Ortodossa.

Davanti all’icona ci si inchina, si fa il segno della Croce e si bacia pregando. Così quando gli ortodossi entrano in una chiesa entrano nella loro famiglia, nella loro famiglia  di Santi, nel loro abbraccio, ed in sintonia con tutti loro si mette in sintonia con Dio.

Nella chiesa ortodossa non troviamo mai statue, vietate all’adorazione come erano vietate nell’Antico Testamento, viste come elemento di corporeità (idolo) di chi rappresentano. Chi veneriamo non ha corporeità ma solo spirito, vivo e fecondo.

Anche nelle icone in cui si raffigurano episodi del Vangelo, ad esempio, mai si dipingono le ombre di chi si rappresenta. Anche questo e’ simbolo che non esiste corporeità. I volti emettono una luce che arriva dell’interno dell’essere, e sono sempre rappresentati in uno stato di immota staticità, con grandi occhi che scrutano la nostra interiorità, con uno sguardo di dolce malinconia. Nelle icone della Passione di nostro Signore e del martirio dei Santi, anche i “cattivi” vengono dipinti con volti dolci: l’uomo è sempre buono, è il peccato da lui commesso, opera di Satana, ad essere cattivo. Quindi non riscontriamo mai, come nell’iconografia occidentale, soldato dal volto truce e violento, espressione del demonio che agisce in essi. L’uomo è sempre oggetto della salvezza di Dio che per l’Uomo si è incarnato.

La tecnica di esecuzione di un icona si basa sulla tradizione e ad Aghio Oros molti monaci aghiografi proseguono nella ricerca e nell’affinamento di queste tecniche. Per questo la scuola aghioritica si evidenzia nettamente in un’icona.

Anzitutto la scelta del supporto che deve essere di legno stagionato (molto buono il cipresso anche per il suo profumo di resina) o di strati di legno sovrapposti ed incollati (una sorta di compensato) di spessore tanto maggiore quanto lo sono le dimensioni dell’icona (da 1 a 4 e piu’ cm.).

Dopo la piallatura si applica un telo di iuta immerso in colla di pesce, che servirà a far aderire il gesso. Si prosegue poi passando 10-12 strati di una miscela tiepida di gessi a granuli fini mescolati a colla di coniglio. I primi strati con gessi a granuli più grossi, e via via più fini. Dopo che il tutto e’ perfettamente essiccato si alliscia con carte vetrate di diverse granature (dal nr. 280 fino al nr. 1000) finché la superficie diventa liscia come uno specchio.

Si procede per la doratura. Si pone sul pannello levigato, il progetto di pittura (quelli che Michelangelo, Raffello o Leonardo chiamano i “cartoni” che erano bucati per lo spolvero con polvere di carbone) e con una particolare carta carbone naturale si identificano le superfici da dipingere e quelle da dorare. Fatto ciò si passano  sulla superficie da dorare 3-4 strati leggeri di una vernice naturale all’alcool estratta da un insetto, detta gommalacca gialla. Si allisciano leggermente le asperità con carta vetro nr. 1000 e si pulisce perfettamente con pelle di daino. Si prosegue con la stesura della “missione”, il collante dell’oro. Si aspettano dalle 10 alle 12 ore, variabilmente con la temperatura e l’umidità della stagione. Quando toccando la superficie, questa si rivela pronta all’incollaggio, si prosegue stendendo l’oro in foglia. L’operazione richiede una grande attenzione per ottenere una completa uniformità della lamina finale. Finita la stesura dell’oro si passa leggermente con cotone idrofili per levare gli sfridi di oro. Ad opera compiuta si stende uno strato di gommalacca bianca (per mantenere il naturale colore dell’oro). Noi usiamo oro da 23,5 karati, quindi quasi puro, che ci viene prodotto da una azienda italiana di Firenze, la Manetti Spa. Lo suggeriamo perché, a nostro parere, di qualità superiore all’oro prodotto in Germania.

Ora il pannello e’ pronto per essere dipinto. Si passa uno strato di estratto di bile bovina sull’oro per evitare difficoltà nella stesura del colore.

La tradizionale pittura di icone avviene con la tecnica della tempera all’uovo. Questa tecnica che opera per sovrapposizioni di colore e non per accostamenti di colore come nel caso dell’olio, richiede moltissima pazienza. Ma i risultati sono per durare nei secoli. E’ stato visto, infatti che può cambiare di più un opera ad olio in trent,anni che una a tempera all’uovo in 500. Le prime testimonianze risalgono al X sec. e si trovano in Egitto. L’iconoclastia che ha distrutto un immenso patrimonio, ci prima di esempi precedenti.

Il colore e costituito da miscele di pigmenti (terre naturali o ossidi metallici) unite al tuorlo d’uovo miscelato con acqua ed aceto. Quest’ultima formulazione cambia da aghiografo ad aghiografo ed uno dei piccoli segreti. Personalmente, che uso uova fresche di campagna a tuorlo denso, miscelo 50% tuorlo d’uovo 40% vino bianco ad alta gradazione alcoolica, 10% acqua. E mi trovo bene...

Bene, a questo punto si inizia la pittura e qui la fase teorica e’ finita e non può più, checchè se ne dica, aiutare. Serve un maestro, un bravo maestro.

Questo e’ un grande problema: i bravi aghiografi hanno molto lavoro e non possono insegnare quindi spesso il compito dell’insegnamento e condotto da maestri un pò superficiali. L’unico sistema garantito è trovare un bravo monaco aghiorita e vivere con lui per alcuni mesi. Solo così...

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