casa editrice

Edizioni Saletta dell'Uva

Caserta

 

 

 

TITOLO: “Sull'Athos. Tracce di una via filosofica

AUTORE: Lucio Saviani - www.luciosaviani.it

 

NOTA SULL’AUTORE

LUCIO SAVIANI

(Caserta, 1960). Vive e lavora a Roma. Svolge attività di ricerca per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è dottore di ricerca presso l'Università di Napoli, consulente di Rai Educational per l'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche e membro del Collegio di Filosofia Sociale di Roma.

Ha dedicato numerosi saggi e ricerche all’ermeneutica contemporanea e al suo controverso rapporto con il decostruzionismo (Ermeneutica radicale come esperimento in Nietzsche. Il gioco dell’oltre,1985; A dadi con gli dei. Su Nietzsche,1994; Ermeneutica del gioco. Dal gioco come simbolo alla decostruzione come gioco,1998). Nei suoi lavori più recenti, affronta il tema dello stile in filosofia, della filosofia come genere di scrittura e pensiero del limite (Limina coralia,1992; Voci di confine. Il limite e la scrittura,1993; L'ordine del giorno,1995; Segnalibro. Voci da un dizionario della contemporaneità,1995; Metafore dell'essere. Su Ernesto Grassi,1996; Ultimo quarto (con Giulia Napoleone), 2001; Poros. Idee di Napoli, 2002; L'occhio di pietra. Cosa guardano le statue, 2002.

 

INTRODUZIONE

Le pagine che seguono sono le tracce lasciate da un viaggio. Lasciate in due sensi, come nelle due direzioni di un cammino.

A volte si prende una strada - si segue qualcuno, o il pensiero di una persona, oppure pensieri venuti e più o meno cercati - ci si mette in cammino come seguendo i passi, le tracce, di qualcuno che ci ha preceduto. Non che il cammino guidi da qualche parte: a 'fare' la strada, a muoverci, è l'interesse che in noi suscitano quelle tracce.

Questo testo ha avuto inizio come note per le immagini, rare e inedite, di un viaggio sul Monte Athos compiuto da un conoscitore e assiduo visitatore - uno degli "ammiratori", come li chiamano i monaci athoniti - dell'Haghion Oros, della Santa Montagna.

Le pagine sono via via aumentate dopo il viaggio che io stesso ho fatto lungo i sentieri e nei monasteri della penisola dell'Athos.

Strada facendo, il testo è diventato un libro su un'idea di viaggio, sull'esperienza del viaggio, sul viaggio come metafora dell'esperienza. E l'esperienza in questione era, già dalle prime pagine, la ricerca - ma proprio come si cerca, da una traccia, qualcosa di cui si avverte per certa l'esistenza - di un campo, di un terreno comune in cui poter rintracciare un'occasione particolare di dialogo tra due discorsi, il filosofico e il teologico, intesi entrambi come due dimensioni del pensare.

Un dialogo che è in atto da sempre, che caratterizza, fin dalle loro origini, i due discorsi nella loro essenza. Un dialogo dunque necessario; in cui 'ne va' del cammino, del'esperienza di entrambi.

Un aspetto del tutto particolare di questo dialogo è rappresentato dal'esicasmo, la tradizione spirituale fondamentale dell'oriente cristiano, che ha avuto il suo 'cuore', il suo centro più prezioso e celebrato, nel Monte Athos, considerato il "cuore dell'ortodossia".

A Marco Polo che, diretto in oriente, passava davanti alla penisola dell'Athos, fu detto che in quella lingua di terra abitavano i discendenti degli antichi filosofi greci. La continuità tra filosofia greca e meditazione esicasta è un tema che attraversa queste pagine, che hanno seguito gli studi e le ricerche di quanti hanno indicato in tale percorso di 'eredità' una occasione di nuova riflessione intorno al dialogo tra filosofia e teologia.

Questo percorso, in cui l'esicasmo è visto continuare nel 'metodo' e nell'impostazione concettuale la "vera filosofia" degli antichi greci, lascia talvolta emergere zone di discontinuità, di frattura e anche di crisi radicale che, tuttavia, scoprono una radice, spesso nascosta, di un antico senso della filosofia come "via" esperienziale, methodos, disciplina (come senso, direzione, guida), nel senso di cammino - regola di comportamento, condotta morale - di percorso spirituale che presuppone una radicale 'conversione': un essere diverso, più che un conoscere.

Un'occasione, dunque, di riflessione sulla disciplina e sulla "via" filosofica, in cui poter pensare il rapporto tra filosofia e teologia - e anche tra oriente e occidente, come nella già ricca discussione svoltasi negli studi filosofici europei negli ultimi decenni - ma accedendo da quella particolarissima soglia tra oriente e occidente rappresentata dai monasteri dell'Athos.

I temi avvicinati in queste pagine sono raccolti sotto forma di "voci" che appartengono alla tradizione filosofica classica, ma anche alla meditazione esicasta e che hanno una relazione essenziale con i luoghi, le icone, i riti, i testi, le storie degli igumeni e dei monasteri dell'Haghion Oros.

Le "voci", a loro volta, raccolgono e avvicinano i temi svolti come brevi percorsi, tracce - come i piccoli passaggi e cammini di cui è ricco il Monte Athos - in cui trovano voce anche i colloqui che ho avuto con i monaci dell'Athos e alcuni miei scritti pubblicati nel periodo del viaggio all'Athos e che con quel viaggio erano in relazione.