Gli immigrati che arrivano nel nostro Paese vengono a trovarsi, naturalmente, al centro delle preoccupazioni politiche e a volte possono rappresentare un pericolo per la sicurezza dei cittadini; d’altro canto, essi costituiscono una sicura risorsa per l’Italia, apportando forza-lavoro, esperienze, tradizioni, e dunque arricchendo il nostro tessuto sociale, economico e culturale.

Il nostro Paese, nonostante una storia quasi trentennale d’immigrazione, oltre che un passato di “produttore” di emigrazione, non sempre attua politiche migratorie in grado di offrire una migliore qualità della vita e di soddisfare le aspettative di così tante persone. Anzi, spesso le politiche per la gestione di questo fenomeno sono venate di ideologia, sia nel senso di un’arroccata e sorda chiusura, sia nel senso di una indiscriminata e irresponsabile apertura.

Inoltre, le immigrazioni internazionali pongono alla nostra attenzione non solo problematiche politiche, giuridiche e culturali, ma anche altri aspetti spesso sottovalutati o volutamente ignorati, come quello spirituale e religioso.

In una società in cui convivono popoli, etnie, culture e religioni differenti, le misure di accoglienza adottate dalle istituzioni devono essere aderenti alle reali esigenze. Gli sforzi per promuovere la coesione di una tale società hanno di sicuro molte priorità, come l’ingresso e la permanenza dignitosa nel mercato del lavoro, la questione alloggiativa, o quella legata ai servizi sociali e sanitari, ma non possono trascurare l’aspetto spirituale, favorendo spazi di partecipazione ed evitando la creazione di sacche di emarginati con conseguente ricaduta sull’ordine pubblico.

            L’allargamento dell’Unione europea verso Est, i continui flussi migratori che dall’Est vanno verso i Paesi industrializzati come il nostro, hanno modificato, ormai in modo evidente, il panorama religioso italiano di questi ultimi anni, dischiudendo nuove realtà e prospettive. 

            Con l’ingresso di un numero sempre più consistente di cittadini  romeni, ucraini, bulgari, moldavi, serbi, si è verificato un massiccio aumento della presenza cristiana ortodossa in Italia, che si va ad aggiungere alla preesistente comunità rappresentata soprattutto da greci e russi.

            Questa comunità religiosa in termini percentuali continua a crescere costantemente, influendo sia sul piano culturale che sociale. E, a ben vedere, ciò costituisce un patrimonio da non disperdere: l’ortodossia, con la sua tradizione millenaria, non sconvolge gli equilibri, anzi, il suo messaggio religioso si integra molto più di altre forme religiose nella nostra società, nel pieno rispetto dei diritti umani.

La comunità ortodossa è portatrice di una profonda religiosità e di antiche tradizioni e ricorrenze cariche di simboli che vanno meglio conosciute ed approfondite nel loro intrinseco significato ed alla luce delle comuni radici cristiane. Comprendere l’ortodossia e i suoi millenari valori, ci aiuta a conoscere ed apprezzare gli usi e i costumi di popoli che come noi hanno un profondo rispetto per la sacralità della vita.

In questo contesto, nel quale i confini della geografia religiosa si vanno sempre più modificando, il Monte Athos continua a svolgere il suo ruolo aggregante e propulsivo, già determinante nella storia della Chiesa ortodossa.

            La Santa Montagna è ancora oggi percepita, nella coscienza di tutti gli ortodossi di ogni tempo e di ogni luogo, quale uno dei maggiori centri ascetici della  cristianità e non solo ortodossa. Nel corso dei secoli le vicende storiche athonite si sono incontrate ed intersecate con  quelle delle chiese ortodosse europee e ancora oggi incidono sul loro sviluppo spirituale.

            La Sacra Penisola, percependo le angosce, i bisogni, le speranze, che provengono da tutto il mondo, continua così a sostenere l’umanità nel suo tormentato cammino, con la sua intercessione ascetica.

            All’alba del terzo millennio, la continua presenza di pellegrini che da Oriente ed Occidente approdano a questa oasi esicasta per attingere alla limpida e vivificante tradizione athonita, testimonia la grandezza spirituale di questo fertile deserto monastico che continua incessantemente ad offrire straordinari benefici spirituali.

Sebbene la nostra Costituzione sancisca la libertà di culto, essa non è ancora attuata attraverso una specifica normativa per la tutela ed il riconoscimento delle minoranze religiose, soprattutto per quanto riguarda quella cristiano-ortodossa. Di conseguenza, mancano concrete iniziative finalizzate a costruire percorsi di reale inserimento sociale.

L’indifferenza, se non  addirittura il timore di quella che alcuni considerano “l’invasione religiosa”, non sono atteggiamenti giustificabili in una società sana e civile come la nostra ritiene di essere. Le differenze culturali devono essere considerate uno stimolo, un arricchimento, una risorsa, anziché un ostacolo.

Da questa riflessione è nata l’Associazione INSIEME PER L’ATHOS - ONLUS. Essa si pone l’obiettivo di influenzare in modo incisivo, insieme ai rappresentanti religiosi dei Paesi ortodossi presenti sul territorio nazionale, la società civile e gli stessi politici chiamati ad essere i primi garanti della libertà religiosa dei loro cittadini, attraverso il perseguimento di alcune finalità istituzionali.