OSPITALITA' NEI MONASTERI

Si presuppone che i pellegrini, a meno che non abbiano impegni a Dafni o a Karyes, alloggino presso i monasteri o le skete. Dormire fuori di monasteri e skete è vietato e pericoloso. Portoni e cancelli dei monasteri e delle skete chiudono al tramonto (è bene chiedere l'orario). Durante l'inverno, se intendi fermarti per la notte, non devi arrivare dopo le 16. La maggior parte dei monasteri ha recentemente stabilito di non accettare per la notte pellegrini che non si siano prenotati in anticipo per telefono. Questa prassi è in corso di generalizzazione. Quindi, per sicurezza, raccomandiamo di prenotare presso ciascun monastero o skete dove si intende fermarsi per la notte.

Quando arrivi a un monastero, che tu intenda o meno fermarti per la notte, devi andare direttamente alla foresteria (archontariki). Qui verrai ricevuto dal monaco addetto (archontaris) e ti verranno offerti generi di conforto: di solito acquavite (raki), un dolcetto (loukoumi), caffè greco e acqua fresca. Se intendi fermarti per la notte, ti verrà assegnato un letto (di solito in un dormitorio assieme ad altri ospiti). Spesso sono fornite, come nei rifugi di montagna, delle ciabatte. Il monaco addetto ti informerà inoltre sugli orari delle liturgie e dei pasti. Potrebbe anche illustrare le regole della casa e offrire la possibilità di visitare il monastero (ne vale

sempre la pena). Altrimenti verrai lasciato libero. L'ospitalità nei monasteri è gratuita e tentare di pagare per essa può recare offesa. D'altra parte, ci si aspetta che i pellegrini si fermino solo una notte. Se desideri fermarti più a lungo puoi chiedere, e di solito ciò viene concesso. Allora può essere opportuno fare una piccola offerta 'per la chiesa'. Anche in questo caso, può essere rifiutata; ma di solito le offerte con questa finalità sono accettate con gratitudine.

I pasti all'Athos sono generalmente semplici ma sostanziosi. Monaci e pellegrini mangiano assieme in un refettorio (trapeza), talvolta in tavoli separati. In alcuni monasteri più austeri i non ortodossi vengono serviti a parte, dopo che i pellegrini ortodossi e i monaci hanno terminato il pasto. Tale pratica non deve essere intesa come una mancanza di rispetto. E' dovuta al fatto che i pasti sono considerati parte della vita liturgica del monastero, come descritto più avanti. Non si consuma mai carne; invece il pesce viene regolarmente servito per le feste e talvolta anche in altri giorni. Altrimenti la dieta è in gran parte costituita da pane, olive, verdure cotte e crude, riso, pasta, piatti a base di soia, insalata, formaggio e frutta. Di solito si può avere un bicchiere di vino, ma nei giorni di digiuno (lunedì, mercoledì, venerdì e per periodi più lunghi prima delle grandi festività) i monaci si astengono da vino, olio e latticini.

La maggior parte delle comunità mangia due volte al giorno (mattino e sera), eccetto che nei giorni di digiuno, quando viene servito un solo pasto a metà giornata. I pasti sono consumati in silenzio (e spesso molto velocemente), con l'eccezione di un monaco che di solito legge passi tratti degli scritti dei Padri della Chiesa. L'entrata al refettorio è quasi sempre di fronte a quella della chiesa e questa vicinanza mostra come il mangiare insieme sia considerato parte integrante della vita liturgica del monastero.

RITMO LITURGICO E MISURA DEL TEMPO

Il ritmo liturgico è alla base della vita religiosa e normalmente i visitatori sono invitati a prendervi parte. Come regola generale, i pellegrini non ortodossi non possono ricevere la Comunione e devono sostare, durante le funzioni religiose, negli scranni posti nei pressi della porta d'ingresso della chiesa. Inoltre, i vari monasteri hanno atteggiamenti diversi riguardo la partecipazione dei non ortodossi alle celebrazioni (questo vale anche per i pasti nel refettorio). Tali restrizioni non sono mai applicate con l'intenzione di offendere. Talvolta esse vengono imposte ai pellegrini non ortodossi per il semplice motivo pratico della mancanza di spazio sufficiente per tutti in chiesa. Comunque l'Athos non è mai stato all'avanguardia nel dialogo ecumenico. D'altra parte, molti monaci usufruiscono dell'opportunità di discutere su questioni di fede e pratica religiosa con membri di altre Chiese. I pellegrini dovrebbero informarsi presso l'archontaris su ciò che è possibile e sulle regole che vanno rispettate.

La giornata liturgica inizia col vespro (esperinos), di solito cantato a fine pomeriggio. Viene seguito dalla cena, dopo la quale si svolge la compieta (apodeipnon.) Spesso segue un momento di relax; è questo il tempo opportuno per i visitatori di conversare con i monaci. Al tramonto i cancelli vengono chiusi, non vengono accolti ulteriori visitatori, e i monaci si ritirano nelle celle. Le ore di buio vengono considerate tempo di silenzio e preghiera. I visitatori sono

invitati a comportarsi di conseguenza. L'ufficio del mattino (orthros) inizia prima dell'alba e viene annunciato dalla rumorosa chiamata alla preghiera fatta con un talanton di legno o un simantron di metallo. Il culmine viene raggiunto nella celebrazione della Divina Liturgia (equivalente alla Santa Messa cattolica), che è seguita (talvolta dopo una pausa) dal pasto. Il resto della giornata viene dedicato al lavoro, sebbene molte comunità si prendano una pausa di riposo nel primo pomeriggio. La maggioranza dei monasteri segue il 'tempo bizantino', che fissa la mezzanotte (cioè il passaggio da un giorno all'altro) al momento del tramonto. A seconda della stagione, quindi, gli orologi saranno tra le tre e le sei ore avanti rispetto all'ora locale greca. Gli archontaris si rendono conto che ciò può confondere le idee ai pellegrini. Quindi, di solito traducono gli orari dell'Athos in tempo civile a loro beneficio. L'intero Monte segue tuttora il calendario giuliano. E' quindi tredici giorni indietro rispetto al resto del mondo.

FOTOGRAFIA

L'Athos è meravigliosamente fotogenico. Molti monasteri però non consentono l'uso di macchine fotografiche all'interno delle proprie mura, specialmente in chiesa e soprattutto durante le celebrazioni. I monaci di norma non vogliono essere fotografati. La richiesta di scattare foto deve essere fatta all'abate, che talvolta concede il permesso. La stessa procedura è necessaria per fotografare icone, affreschi e altri tesori. In caso di dubbio, la cosa migliore è chiedere. Il non farlo può essere causa di grave offesa. Le videocamere sono proibite ovunque sul Monte.

BALNEAZIONE

I monaci non amano fare il bagno in mare, sebbene talvolta il mare venga usato per i battesimi. I visitatori che desiderano fare il bagno in mare devono farlo al di fuori della penisola athonita. Ufficialmente sono vietate sia la balneazione che la pesca.

Alcune foresterie sono dotate di docce, ma l'acqua calda resta una rarità. I visitatori devono avere cura di mostrarsi vestiti decentemente in pubblico.

PROLUNGARE LA TUA VISITA

Un diamonitirion scade solitamente dopo quattro notti trascorse al Monte. Se desideri prolungare la tua permanenza, puoi inoltrare richiesta alla Sacra Comunità a Karyes, che, se viene fornita una valida ragione, di solito non negherà il permesso. Talvolta un prolungamento può essere ottenuto tramite uno dei monasteri.

LINGUE

La lingua corrente nei monasteri greci è il greco, a San Panteleimonos il russo, a Chilandari il serbo, a Zographou il bulgaro e nelle skete di Prodromos e Lakkou il rumeno. Alcune comunità sono più cosmopolite delle altre. Molte oggi ospitano monaci anche da oltreoceano. Un aspetto dell'attuale rinnovamento consiste nel fatto che molti dei monaci sono più colti e hanno viaggiato di più che in passato. Ne risulta una conoscenza abbastanza diffusa della lingua inglese. La mancata conoscenza della lingua greca costituisce ancora uno svantaggio, ma non così profondo come alcuni anni addietro.